Torrio (pagina 2) - Vicosoprano tra la Val D'Aveto e la Val Trebbia

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Torrio (pagina 2)

Val D'Aveto > Torrio
RACCONTI E LEGGENDE Si racconta che nella caserma del Crociglia era stato inviato un giosvane doganiere che, pur essendo un semplice militare, era di gran lunga più intelligente e più colto dei suoi compagni e dello stesso comandante della caserma. Il suo superiore, invidioso delle qualità del giovane, aveva deciso di danneggiarlo inviando alle superiori autorità di Piacenza, in rapporto a suo carico farcito di accuse gravissime. Arrivò pertanto al Crociglia una commissione incaricata di far luce sull'episodio ed il povero doganiere decise di ricorrere ad una dimostrazione plateale. Mentre stavano arrivando i commissari, estraesse di tasca un pipistrello e, spaccatolo a metà, lo inchiodò sopra la porta di ingrasso con un biglietto nel quale proclamava la sua innocienza. La commissione, impressionata da quel gesto, iniziò l'inchiesta e riusci a far emergere la verità. Il giovane insomma, come quel pipistrello, era una vittima innocente. Così il comandante venne severamente ammonito ed il doganiere ottenne a Piacenza una mansione più adatta alla sua preparazione. Risulta dalla tradizione che nella caserma della dogana vi trovarono la morte due doganieri colpiti da un fulmine ed un vecchio di Torrio, un certo Rezzoagli Domenico detto "il rosso" sosteneva che suo
nonno, ex soldato di Napoleone I, fu tra coloro che andarono a prelevare i cadaveri.
RACCONTI E LEGGENDE Nel paese vi è una leggenda che narra: che sopra Torrio, sull'antichissima strada del Crociglia (dal Ferretto classificata romana), un tempo esisteva un ospizio retto da suore, poiché le pietre adiacenti sono chiamate Pietre Sorelle e la rupe che sostiene la spianata sulla quale risiedeva il convento viene tuttora chiamato Rupe delle Monache. Questa leggenda può avere un fondamento di verità, poiché in quella zona così appartata e sferzata dalla tormenta a 1500 metri di altezza l'esistenza di un ospizio a tutela del viandante sembrerebbe un fatto più che necessario ma che esso fosse retto da monache è totalmente da escludersi perché oltre ad essere ciò vietato dalle leggi ecclesiastiche, tali prerogative furono sempre esclusivamente riservate a monaci, sopratutto a quelli dell'ordine di S. Benedetto. "Ad un individuo di sentimenti buoni, riesce gradito conoscere il passato del paese dove è cresciuto, la terra ove conobbe le prime gioie, i primi dolori, dove i suoi avi vissero e soffersero. Gli appare qualcosa di intimo e sacro superiore ad ogni confronto" E' questo lo spirito che ci ha spinti alla realizzazione di questa mostra ed alla raccolta di queste nozioni più o meno storiche. Vi auguriamo pertanto un "buon percorso" che per alcuni sarà un rievocatore vecchi ricordi e per altri sarà la scoperta di informazioni, luoghi e volti riguardanti le sue origini.
ANEDDOTI Prima di giungere nel paese di Torrio si passa un torrente, poco lontano dal quale c'è una grotta in cui si dice abbiano dimorato le fate, che di notte uscivano per fare asciugare le lenzuola sull'erba. Molti affermano di aver visto realmente qualcosa biancheggiare vicino alle acque. Che i diè da setimana i nen mancu a sè pru vin. Jè u ga una cazza de frumento che tutt'i ratti i ghe ballu drentu.
IL FIDANZAMENTO LE NOZZE LA MORTE I giovani vanno alle feste, ai mercati alle fiere; si fanno la ragazza e, specie in montagna, vanno a vegià nelle lunghe sere d'inverno nella casa di lei. Quando i familiari e gli amici si accorgono che i due fanno coppia fissa, li lasciano soli. A volte questi amori finiscono in nulla di fatto, a volte si concludono con un fidanzamento e un matrimonio. A Torrio, in occasione dei matrimoni, i coetanei e gli amici degli sposi li accompagnano in chiesa; all'uscita si schierano sul piazzale cantando canzoni augurali, che sarebbe interessante poter risentire. Subito dopo la morte, avviene la vestizione con gli abiti più belli da parte dei parenti o dei compaesani. Si pone tra le mani del defunto un rosario. In alcune zone è tradizione mettere invece la foto di una persona cara scomparsa precedentemente perché si trovi con essa nell'al dì là.

 
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