Parazzuolo - Vicosoprano tra la Val D'Aveto e la Val Trebbia

Vai ai contenuti

Menu principale:

Parazzuolo

Val D'Aveto
Scendendo lungo il corso dell’Aveto si giunge a Parazzuolo che presenta almeno due esempi di case di un certo pregio e sono la "Ca’ di Menun" con un portico assai singolare costituito da un pilastro portante in un unico blocco di pietra della lunghezza di mt. 4,10, per ciò che fuoriesce dal terreno e almeno 1/3 del fuoriuscente probabilmente è conficcato nel terreno, per non parlar delle pietre che collegavano il "Ballou" (ovvero il ballatoio) che sono intorno ai 2,70 mt. Anche se rimaneggiata é senz’altro "interessante", cosi come quella dirimpetto detta la "Casa degli Osti" che presenta ancor visibili (dato che è crollata dopo che i tedeschi vi appiccarono il fuoco durante l’ultima guerra) le "Ote", ovvero le "Volte" ad arco sotto cui si ricoveravano i mercanti a contrattare lasciando i muli legati agli anelli infissi all’esterno. Quest’ultima presenta un pilastro sbozzato a capitello ricavato da un blocco unico in pietra che la distingue dalle altre della Alta val d’Aveto, in antico, probabilmente, doveva esser casa dei Signori Della Cella. Quest’ ultima secondo il Prof. Tiziano Mannoni dell’Università di Genova è di: "Buona fattura" (per usar il termine con cui l’ha classificata). In Parazzuolo centro assai importante perché vi giungevano le carovane di muli provenienti dalla Ventarola e dalla Val di Sturla, prima di deviare verso la Priosa a causa del lago- palude che invadeva la piana, vi sono altre case di pregio ma le strutture sono state alterate dalla mania di cementificare ed intonacare l’antico quasi a dispregio della "memoria dei vecchi". Il termine stesso di "Parasé" con cui i valligiani indicano Parazzuolo potrebbe far pensare(è giusto un’ ipotesi) che anzichè derivante da Palafitta (Palazzuolo. sic!), come certi storici han sostenuto, il toponimo potrebbe derivare da "Paraxo" che per i Longobardi era la casa del Vicario, ovvero il "Palazzo" per antonomasia.
D’altronde la località di Cabanna, poco distante, anzichè da "Capanne", come storicamente vien fatta derivare, si potrebbe, rimandando all’antico idioma valligiano "A Ca’ banna" , considerarla (arrampicandoci un po’ sugli specchi) la "Casa del Banno". Il "Banno" (termine di lingua mitteleuropea) è pur sempre un "Dignitario di Corte". Son solo ipotesi, ma dato che i Longobardi sicuramente si sono installati in Val d’Aveto, Val Graveglia e territori limitrofi prima del balzo verso la "Liguria Marittima" (per l’Aveto basta dare una occhiata ai nomi degli antichi possessori delle terre poi cedute al monastero di Villa Cella), e stante il fatto che nessuno si sia mai avventurato in codesta direzione può esser considerato giusta "provocazione" perché i troppi misteri che aleggiano sulle nostre terre vengano finalmente sviscerati. Oratorio di S. Giacomo di Parazzuolo Risalendo da Parazzuolo il corso del Vizerga verso la Ventarola si trova il pregevole Oratorio di S. Giacomo di Parazzuolo, anch’esso segnalato nel sinodo di Aresio del 1623 come: "Oratorium campestre ad tit. S. Jacobi loci villa Palazolae". Più avanti si trova Isoletta e il bivio che sale alle "Case del Monte", agglomerato che conserva costruzioni di notevole entità con fontana di impianto, sembrerebbe, "medievale". Castelletti della Moglia Da Parazzuolo scendendo lungo il corso dell’Aveto verso Cabanne a destra si nota l’altura dei "Castelletti della Moglia" sul cui cocuzzolo si trovano ancora dei ruderi che rammentano l’esistenza in passato di una "Torre di controllo" o "Castelletto" eretta probabilmente dai feudatari del luogo(da Meleto o Della Cella) a protezione della strada che su quella sponda del lago, certamente, si dirigeva verso il Passo del Bozale. E il fatto che codesto luogo sia "allineato" con il "Castelluzzo" sopra Mileto l’antico Castello dei "Da Meleto" rafforza ancor più l’ipotesi di un controllo capillare delle strade che immettevano in valle da parte di questi Signori che, secondo una mia ipotesi, derivano quasi certamente dai Da Passano del comprensorio di Ceula presso Levanto, anch’essi dediti al controllo delle strade,(a loro volta derivazione di un ramo dei Fieschi Signori di Lavagna). Infatti più o meno in quegli anni in cui i da Meleto abbandonano il loro castello nel territorio omonimo di Meleta presso Levanto, si assiste alla famosa permuta dei Malaspina con Gherardo da Meleto, per il controllo delle strade che dalle Pietre Sorelle presso Torrio giungono alla Ventarola. (Sandro Sbarbaro)

segue: PRIOSA
 
Torna ai contenuti | Torna al menu