Casanova - Vicosoprano tra la Val D'Aveto e la Val Trebbia

Vai ai contenuti

Menu principale:

Casanova

Val Trebbia > Rovegno e dintorni
Nel XIII secolo Casanova era sotto il dominio degli Imperatori Germanici. Dopo passò ai Malaspina che costruirono anche un castello, di cui non resta che qualche rudere. Nel Settecento furono i Doria a padroneggiare. Nel territorio di Casanova sul confine con Fontanigorda è situato un mulino con un ponte medioevale che attraversa il torrente Pescia. Testimonianze assicurano il funzionamento del mulino già a partire dal 1400.

L'estate a Vicosoprano rappresentava per me un sacco di varianti. Tra queste c'era quella di vendere una mucca a Casanova. Lo zio Cantun chiamava me e il Pasqualino e ci chiedeva di accompagnarlo. Ci si alzava prestissimo, liberava la mucca dalla stalla e con l'aiuto di una corda messa in un certo modo, in quattro si cominciava l'avventura. La prima meta era raggiungere il Prato di Lippino, al Dego, da dove poi si deviava a sinistra per andare verso Montarlone. Quindi superato il Passo dello Sbirro ed il prato dei "tre custi" si attraversava in piano, tutta la fiancata del monte Arlone per poi raccordarsi col sentiero che scendeva a Casanova. Era un viaggio che durava più di tre ore in mezzo ad una natura strepitosa e senza incontrare anima viva. Lo zio Cntun zoppicava non poco in seguito ad un incidente accadutogli da ragazzo, ma teneva botta alle nostre gambettine agili e veloci.

Arrivati a Casanova, si andava a pesare la nostra mucca e poi, tra le lacrime, la salutavamo per sempre. Lo zio ci portava a magiare al ristorante e verso le due del pomeriggio si ripartiva verso Montarlone per rifare il viaggio al contrario. Alle sei di sera eravamo di nuovo a Vicosoprano. Questa variante durò per qualche estate ancora, sino a che lo zio decise di vendere la Brunetta, una mucca che mi seguiva come un cagnolino. Ricordo che piansi tanto da sciogliermi. Anzi, quel mattino non mi feci proprio trovare a casa e me ne andai in Oramara per funghi. Ma il suono del suo campanello mi raggiunse e mi sporsi sopra un prato per vederla un'ultima volta. La Brunetta alzò il suo naso e avvertì la mia presenza, cominciando a muggire nella mia direzione. Sembrava che mi chiedesse aiuto. Fu un dolore lacerante per me vederla scomparire dietro la Costa della Selva, tirata con forza dallo zio. Ancora oggi, ripensandoci, mi commuovo. Cara la mia Brunetta!
(Renato Pareti)   
 
Torna ai contenuti | Torna al menu