DALLA MIA POSTAZIONE DI PIANURA ...
postazione
Dedicare un sito web a Vicosoprano è come occuparsi della propria infanzia, adolescenza, della propria vita; quel tipo di vita che si distacca nettamente dal "percorso anormale" di tutti i giorni, ritrovando i punti di partenza. Lo chiamo "percorso anormale", perché di fatto, non farsi prendere dall'ansia, dalla fretta, dalla paura è molto difficile.
I telegiornali frastornano con terrorismo quotidiano la nostra psiche già fragile e le previsioni del tempo che si susseguono ogni mezz'ora ci allertano quasi sempre più del dovuto. E' un mondo che esagera tutto ciò che è brutto e non premia mai il bello.
Beati i nostri vecchi che non avevano la televisione e guardavano il cielo o i movimenti dei venti per capire con tranquillità se fosse o non fosse il caso di deporre la zappa. "Quandu è nuvere è van au mà, piggia a sappa e va a cavà; quandu è nuvere è van au munte, piggia a sappa e vala a scunde".
Quando penso a Vico e, normalmente in un giorno lo faccio parecchie volte, sento profumo di silenzio, di cielo, di pace.
"Ma allora, perché non ci vai su più spesso?" potrebbe chiedermi qualcuno ...
E' vero! Ma è cambiato praticamente tutto dai tempi d'oro; sono cambiato io, sono scomparse quasi tutte le persone che rendevano Vicosoprano un paradiso terrestre, si sono modificate le usanze, gli stili, e quell'arcobaleno di odori che ti faceva sentire parte di esso.
Non si trova una bazza in giro neanche a pagarla d'oro e neanche una merda di gallina. Come può essere Vicosoprano "quel mitico posto" se non ha più nemmeno una stalla muggente? E senza quel chiasso che, a tratti, fanno le galline quando passi loro vicino ... o senza la sveglia di un gallo?
Forse il disagio è superiore alla voglia di superarlo!
Mi dà apprensione affrontare la curva di Campolungo, sapendo che la prima sosta sarà il Cimitero dove parlerò con mamma e papà, con gli zii e tutti quegli amici che mi hanno accompagnato durante la lunga e tortuosa strada. Mi crea disagio il solo pensare che dopo tutte quegli scalini per arrivare a casa mia non trovi nessuno.
"T'é arriau? L'era tost'ura! Te t'affermi?"
La prima era la Lina di Ugo, poi l'Onorina, poi lo zio Cantun, lo zio Angelo, la Zia Rina e qualche volta la Rosa dei Prevetti che, immancabilmente,andava nell'orto.
Niente! ... le persiane sono tutte chiuse, non c'è nessuno, solo silenzio. Un silenzio ben diverso.
E così me ne sto nella mia postazione di pianura; guardo se c'è qualche novità sul sito dei miei amici di Vicosoprano.com o su Facebook e poi i ricordi si arrendono all'ennesima previsione inutile del tempo e scrivo una nuova canzone.