Il mio Vico brilla dentro di me come un fuoco artificiale, globale
nel suo massimo e ricadente in milla luci che si depositano nel buoi
del ricordo.
E lì vi stanno persone, cose, panorami, botte, discussioni, sesso,
saponette, cioccolato bianco, indugi, certezze, azioni,
vigliaccherie. messe, lutti, amici scomparsi e ogni sfumatura del
bello e del brutto.
Di artificiale non vi è nulla invero; solo la metafora.
Quello che sono adesso è una somma di quelle luci che sono
ripiombate nel buio, ma tutto vive ancora. Non si vede, ma dal
profondo silenzio fa un rumore infernale che, spesso vorrei zittire
per sempre, per continuare la mia strada più alleggerito.
Dio ci ha dato l'emozione della nostalgia, ma anche il potere di
razionalizzarla.
In me questo potere è assai esiguo. Io che vivo d'istinto come
faccio a bagnare le ceneri ardenti? Dovrei essere un manager che
deve far tornare i conti e sviluppare soltanto futuro. Il passato è
una tirannia e il futuro altrettanto! Per non essere schiavo del
tiranno e godere di un po' di libertà sono diventato un discepolo
del "A DIO PIACENDO!" e, giorno per giorno, mi tengo caro il mio
Vico, inviando nel frattempo, nuove canzoni al futuro.